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A caccia della zuppa di plastica nel Mar Mediterraneo occidentale

Nicola Nurra (università di Torino): «Ecco perché, tra le altre cose, non andrà tutto bene»
 |  Natura e biodiversità

Nicola Nurra, del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’università di Torino, descrive brillantemente sulla sua pagina Facebook le ricerche sulle microplastiche in corso in un’area che, essendo originario dell’Isola d’Elba, conosce bene: il Mediterraneo occidentale e in particolare il Mar Tirreno. Ecco cosa scrive:

In foto trattasi di campionamento di plancton (meglio zooplancton) svolto dal sottoscritto e da Pelagosphera il 26 giugno scorso a 12 miglia nautiche (22,4 km) dalla costa di Livorno (sullo sfondo il rigassificatore OLT FSRU Toscana, più dietro le Alpi Apuane). Si trascina una rete (si chiama bongo-net) per 15 minuti, a 2 nodi di velocità; la rete ha una maglia di 300 micron (circa un terzo di mm) e il diametro di ciascuna bocca del retino è 60 cm. A esse si accoppia un flussimetro (una sorta di piccola elica) che, tramite un semplice calcolo, ci restituisce il numero di metri cubi di acqua filtrata a partire dal numero di giri compiuto dall'elica. Il risultato finale lo vedete voi stessi. In circa 300 m cubi di acqua filtrata dalla rete, centinaia, forse migliaia di piccoli pezzettini di plastica di ogni genere, materiale e forma (dalle fibre, ai frammenti di microplastica). E' la famosa plastic soup del Mar Mediterraneo occidentale, ma il concetto può essere esteso a tutto il bacino e anche agli Oceani del pianeta. Ora questi microframmenti galleggiano per un tempo indeterminato (anni, secoli), progressivamente sfaldandosi (soprattutto per effetto dei raggi UV) e divenendo via via sempre più piccoli; la loro dimensione infinitesimale faciliterà il processo di ingestione da parte di organismi piccolissimi (plancton animale e piccole larve di pesce) che non riusciranno a discriminare le micro e le nanoplastiche dal loro cibo abituale (in genere fitoplancton, ovvero microalghe unicellulari). A questo punto le nostre amate micro e nanoplastiche entrano nella rete trofica (quella che un tempo si chiamava la piramide alimentare), trasferendosi ad animali via via sempre più grandi e cominciando la loro inarrestabile traiettoria verso le nostre tavole. E questo è il male minore. Nel frattempo quelle non ancora ingerite, galleggiando sulla superficie per un tempo immemore, accumuleranno e attireranno sulla loro superficie un numero cospicuo di metalli (Cadmio, Alluminio, Manganese, Rame, Piombo, Nichel, Cobalto, ecc ecc.), evidentemente risultanti da attività umane e si caricheranno di un discreto numero di molecole organiche (anch'esse di origine antropica) e assai tossiche, come i policlorobifenili (PCB) e gli idrocarburi policliclici aromatici - IPA per gli amici e risultanti della combustione dei nostri cari e amatissimi motori a scoppio. Le microplastiche veicolano queste sostanze all'interno della rete trofica e mentre gran parte dei polimeri plastici vengono espulsi (attraverso le feci degli animaletti dette fecal pellets), questi elementi e queste molecole rimangono nei tessuti del malcapitato avventore e aumentano in quantità proporzionale alla durata della vita dell'animale che le ha ingerite, pensate ad un tonno o a un pesce spada per esempio (l'accumulo nel tempo si chiama biomagnificazione, ma di magnifico non ha niente). A questo punto spostiamoci a casa nostra, a tavola. Anche qualora il nostro bel pesce abbia ingerito da poco microplastiche (il 30% del pescato oggi contiene polimeri plastici nello stomaco e nell'intestino, dato provato da un lavoro del 2012), noi non le assumeremo perché, è risaputo, non mangiamo gli organi interni dei pesci. Fin qui tutto bene, ma ancora per poco. Quello che invece facciamo è assumere il resto di ciò che le microplastiche hanno veicolato nell'inconsapevole animale, col risultato (anch'esso provato), che in particolare le molecole organiche interagiscono con il nostro sistema endocrino e quindi alla lunga potrebbero incasinarci la secrezione ormonale (ancora non si sa come e quando). Il tutto partendo da una bottiglietta di plastica gettata nel luogo sbagliato e senza per questo l'intervento di alcun complotto e dei poteri forti. Ecco perché, tra le altre cose, non andrà tutto bene. Ansioso di cominciare a raccogliere frammenti di mascherine.

di Nicola Nurra

Redazione Greenreport

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